Chiara e il Piacere di Imparare

Scritto dalla dott.ssa Maiello – Referente del servizio di Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA) e Bisogni Educativi Speciali (BES)

Ho conosciuto Chiara, una ragazzina di 14 anni con la Sindrome di Down, durante il mio periodo di studi all’Università di Padova. La madre aveva bisogno di qualcuno che accompagnasse la ragazzina all’allenamento di basket e al ritorno le tenesse compagnia.

Con l’immaturità di chi ha trascorso troppo tempo sui libri e poco con le persone, commisi l’errore di aspettarmi in Chiara la copia di uno stampino. «Sarà sicuramente affettuosa con tutti senza discriminazione»; «Avrà problemi nel parlare»; «Chissà quanto grave sarà la sua disabilità intellettiva»: i miei pensieri frasi di libri.

Al nostro primo incontro, Chiara non fu affettuosa come mi aspettavo. Quando la madre ci presentò, si nascose dietro il muro in evidente imbarazzo.

Mi fu chiaro dal primo momento che non avevo di fronte “una ragazzina con la sindrome di Down” ma Chiara.

Ho sempre avuto un interesse particolare per l’apprendimento, soprattutto quando bisogna rompere gli schemi usuali e trovare una strada da cucire sulla persona. Nei primi tempi con Chiara mi limitavo a tenerle compagnia. La compagnia divenne qualcosa di diverso quando per la prima volta aprimmo un libro e cominciammo “a studiare”. Iniziai a sperimentare con Chiara diverse strategie di apprendimento, sempre attenta a concludere ogni incontro con un’attività che lei fosse in grado di fare. Chiara mi seguiva con crescente entusiasmo: smettemmo presto di giocare perché lei preferiva studiare. Con un orgoglio da fare invidia a insegnanti e genitori mostrava soddisfatta alla madre le pagine del nostro quaderno, alla fine di ogni pomeriggio insieme.

Perché mi sorprendevo? Chiara si sentiva motivata, efficace, stava imparando e imparava bene. Il gesto di benvenuto appena entravo in casa era prendere i quaderni posandoli sonoramente sul tavolo come a dire: “ finalmente si lavora”. Mi associò presto allo studio e siccome studiare la rendeva felice, la mia presenza la faceva stare bene. Scoprii che amava scrivere, soprattutto in corsivo, perché si sentiva soddisfatta nell’utilizzare un carattere difficile. Fu sempre più brava nel conteggio e nel riconoscimento immediato di quantità entro la decina. E l’amore per la lettura fu la più bella scoperta, per me, per i genitori e forse anche per lei. Concludevamo il pomeriggio sdraiate sul divano a leggere libri di favole, passandoci il testimone ad ogni pagina. La sua voglia di imparare stupì tutti.

Fu così che col tempo costruimmo un solido rapporto di fiducia e provammo l’una per l’altra un affetto per nulla scontato. Chiara ha avuto il merito di insegnarmi che la voglia di imparare e sentirsi efficaci è il più grande motore di crescita.

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