La selettività alimentare nei bambini con disturbo dello spettro autistico

I bambini affetti da disturbo dello spettro autistico, presentano con un’alta incidenza, un quadro di problematiche legate alla sfera dell’alimentazione, le cui manifestazioni sono essenzialmente di due tipi: sintomi gastrointestinali e comportamenti alimentari atipici.

Tra i comportamenti alimentari atipici, vengono annoverati la selettività alimentare, il mangiare troppo o troppo poco,la ruminazione e la pica.

Tra questi il comportamento più associato al disturbo dello spettro autistico, con un’incidenza del 70% (nel range tra il 67 e l’83% dei bambini autistici), è proprio la Selettività alimentare (food selectivity), al punto da diventare parte del criterio diagnostico “interessi e comportamenti ristretti, ripetitivi e stereotipati” della triade autistica, di cui, oltre questo, fanno parte la compromissione dell’interazione sociale e la compromissione della comunicazione.

Nello specifico la selettività alimentare si manifesta con le seguenti modalità: rifiuto di uno o più alimenti, avversione per specifici sapori, colori o consistenze di cibo, selezione di specifiche categorie alimentari.

Nel 90% dei casi i pattern alimentari vengono condizionati dalla presenza di atipicità nel processamento sensoriale degli stimoli (percettivi, olfattivi, visivi, uditivi) o da problemi di disprassie orobuccali che rendono più complesso il consumo di certi cibi rispetto ad altri.

Dal momento che queste tipologie di disturbi legati all’alimentazione, risentono dell’influenza di una molteplice varietà di criticità metologiche, risulta difficile e controverso un approccio sistematico della letteratura scientifica. Tali criticità riguardano soprattutto il difficile inquadramento diagnostico, complicato dall’intricata sintomatologia del quadro autistico (es. compromissione di una comunicazione funzionale della situazione fisica e alterazione delle manifestazioni del comportamento) , dalla difficoltà di individuare gruppi di controllo adeguati e omogenei e dall’intervento di molteplici variabili da considerare nell’avvio del trattamento (es. provenienza e cultura di riferimento,status socio-economico, necessità di studi longitudinali che implicano variazioni sul lungo tempo dello stato nutrizionale complessivo), motivi per cui la selettività alimentare non è definita operazionalmente e non ci sono misure standard.

La selettività alimentare, com’è comprensibile, rappresenta un grosso motivo di disagio per le famiglie di soggetti autistici, le quali non di rado ricorrono a interventi drastici (es. terapia iperbarica, chelazione, agopuntura ecc..) e diete restrittive prive di glutine, caseina zuccheri ecc..e proprio questo aspetto rappresenta un’altra area importante verso cui si sta orientando la ricerca, ossia un esame critico degli effetti della selettività alimentare sull’adeguatezza nutrizionale, che ha implicazioni per la salute dei bambini.

Ad oggi le ricerche concordano nell’indicare gli interventi comportamentali (condizionamento operante e desensibilizzazione sistematica) come gli approcci non solo più comunemente utilizzati, ma anche quelli con maggior supporto secondo la medicina evidenced-based e sottolineano la necessità di interventi precoci nella prima infanzia per aumentare la varietà e promuovere un’alimentazione sana tra i bambini con disturbo dello spettro autistico.

Nell’approccio comportamentale, il pasto viene inteso come un comportamento osservabile, con antecedenti e conseguenze a loro volta osservabili e manipolabili; dunque la riduzione del comportamento negativo di rifiutare il cibo, viene affrontato lavorando sulle conseguenze negative e, di rimando, l’aumento del comportamento positivo di accettare cibi nuovi viene affrontato lavorando sulle conseguenze positive. Naturalmente il tipo di intervento da effettuare per trattare un aspetto tanto delicato viene stabilito e programmato ed è personalizzato caso a caso, in accordo con i genitori, sulla base delle esigenze della famiglia, che può essere opportunamente coinvolta in un percorso di parent training.

 

Bibliografia:

– Kenner L. (1943), Autistic disturbances of affective contact. The Nervous Child.- Journal of Autism and Childhood Schizophrenia, 1978.
European Journal of Pediatrics, 2012.
Autism, 2011.
Clinical Child and Family Psychological Review, 2011.

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