Linguaggio e sistemi di Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA)

 

Secondo l’analisi comportamentale, il linguaggio può essere definito come un comportamento rinforzato dalla mediazione del comportamento di un’altra persona (Skinner, 1954).

Si tratta quindi di un comportamento che, al pari degli altri, è influenzato dalle variabili contestuali e/o interne che lo precedono e da quelle che lo seguono. Esso si evolve tramite rinforzo, sia automatico (si pensi alla fase della lallazione) sia operante (si pensi a quando la madre ripete, gioisce e premia il bambino che pronuncia la sua prima parola) e prende forma e significato durante l’interazione con l’altro. Il linguaggio, infatti, può avere diverse forme: può essere sia vocale (es. la parola) sia non vocale (scrittura, segnaletica, illustrazioni, ecc.), ma pur sempre VERBALE, in quanto finalizzato alla comunicazione di un contenuto.

Lo sviluppo del linguaggio a volte può essere compromesso da alcune condizioni psicopatologiche, come spesso accade nel caso di Disturbo dello Spettro Autistico. Infatti, nei bambini affetti da autismo il linguaggio vocale stenta a svilupparsi o, in altri casi, si evolve poco o non del tutto (si pensi ad esempio alla difficoltà a comprendere metafore e modi di dire, alla difficoltà legata all’uso del linguaggio astratto tipiche del bambino con autismo che possiede delle buone abilità verbali). Uno dei criteri diagnostici del disturbo secondo il DSM-5 (APA, 2013), in effetti, riguarda proprio la compromissione dell’area socio-comunicativa, sottolineando così l’impatto che la compromissione linguistica gioca sullo sviluppo delle relazioni sociali (si pensi ad es. alla mancata strutturazione di una Teoria della Mente che riguardi pensieri, emozioni e i contenuti non espressi dell’altro, Baron-Choen, 1997).

E’ opportuno ricordare che, sebbene in alcuni casi il linguaggio vocale non sia presente o sia fortemente compromesso, la comunicazione con l’esterno viene mantenuta tramite strategie comunicative alternative messe in atto dal bambino, che non sono sempre funzionali. In assenza di sistemi opportuni di comunicazione funzionale, infatti, è probabile che l’ambiente esterno contribuisca a modellare nel bambino alcuni comportamenti disfunzionali e, talvolta, pericolosi, volti a comunicare all’altro i propri bisogni.

Molti dei così detti “comportamenti – problema” si sviluppano proprio a partire da un deficit dell’abilità comunicativa ed è per questo che uno dei primi e più importanti obiettivi abilitativi e riabilitativi stabiliti dall’équipe che prende in carico il bambino affetto da Disturbo dello Spettro Autistico riguarda proprio lo sviluppo di un sistema comunicativo funzionale ed efficace. In assenza di linguaggio vocale, è possibile ricorrere a sistemi di Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA), tra cui ad es. il pecs o il linguaggio dei segni. Il termine “aumentativa” sta a significare la possibilità di utilizzare uno strumento efficace che potenzi le abilità e le risorse già in possesso del bambino, mentre il termine “alternativa” sottolinea la necessità di ricorrere a sistemi comunicativi efficaci che possano compensare le scarse abilità linguistiche e sostituire i comportamenti disfunzionali.

L’implementazione corretta di una CAA diminuisce la probabilità di comparsa di comportamenti problema, non interferisce con lo sviluppo del linguaggio e spesso aiuta l’emergenza di vocalizzazioni spontanee (Tincani, 2004). Esistono diversi sistemi di CAA e la scelta del sistema più adatto dipende dalla valutazione delle diverse abilità di cui il bambino è in possesso. Non esiste, dunque, un sistema di CAA ritenuto aprioristicamente il “migliore”, ma piuttosto è bene soffermarsi su quale possa rappresentare il miglior sistema per quel bambino in quel momento. 

Per ognuno dei sistemi di CAA disponibili ci sono pro e contro che è importante valutare e soppesare attivamente assieme ai genitori del bambino. Affinché l’insegnamento sia valido e l’apprendimento sia efficace è fondamentale che il sistema di CAA prescelto venga utilizzato il più possibile ed in ogni occasione della giornata, pertanto sarà utile coinvolgere tutti gli adulti significativi che ruotano attorno al bambino e, ove possibile, anche i fratelli ed il gruppo dei pari.

 

Bibliografia:

American Psychiatric Association (APA), 2013. DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, tr. it. Raffaello Cortina: Milano.

Baron-Choen S., Jolliffe T., Mortimore C., Robertson M., 1997. “Another advanced test of theory of mind: evidence from very high functioning adults with autism or Asperger syndrome”. Journal of Children Psycholpgy and Psychiatry, 38, 813-822.

Skinner, (1954). Verbal Behavior.

Tincani, M. 2004. Comparing the Picture Exchange Communication System and Sign Language Training for Children with Autism. Focus on Autism and Other Development Disabilities, 19, 3, 152-163.

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