Mio Figlio ha un Disturbo Specifico dell’Apprendimento: COSA FACCIO?

È una storia che inizia quasi sempre così: «Signora faccia controllare suo figlio perché secondo noi
c’è qualcosa che non va, è indietro rispetto ai suoi compagni di classe, si distrae facilmente e nei
compiti in classe copia sempre».

Le famiglie di ragazzi con disturbo specifico dell’apprendimento arrivano spesso a colloquio
spaventate e perplesse. Nella maggior parte dei casi i dubbi riguardano la natura del disturbo, i
motivi per cui il proprio figlio, intelligente, non riesce a leggere, a far di conto o a scrivere
correttamente; «Non capisco perché ancora non ha imparato la tabellina del tre, l’abbiamo ripetuta
così tante volte… pare che me lo faccia apposta»; «mia figlia è intelligentissima, fa certi discorsi
che i suoi compagni se li sognano, eppure, ancora in prima media non ha capito quando usare l’H».

Sebbene possa sembrare, alla maggior parte delle persone, controintuitivo, un soggetto con
disturbo dell’apprendimento fa fatica ad imparare pur avendo un’intelligenza nella norma.
Questo significa che il disturbo si manifesta in una o più competenze specifiche (lettura, scrittura,
calcolo) senza interessare in alcun modo l’intelligenza. Nella maggior parte dei casi la presenza di
un disturbo dell’apprendimento porta con sé scarse capacità di attenzione ed emozioni negative
associate alla scuola. Nella nostra esperienza assistiamo a storie di frustrazioni e incomprensioni, ci
troviamo di fronte a ragazzi che hanno perso la motivazione allo studio e a famiglie e docenti che
non hanno chiaro da dove cominciare.

Il primo passo è rivolgersi a professionisti (psicologi, neuropsichiatri infantili) che si occupano di
valutazione di disturbi specifici dell’apprendimento. La valutazione ha l’obiettivo di dare un
nome alla difficoltà dei nostri ragazzi, di individuare i punti di forza e di debolezza per
impostare in ultimo un progetto di intervento specialistico e scolastico che sia “fatto su
misura”.

Il progetto di intervento deve essere costruito affidandosi e fidandosi di personale qualificato nella
presa in carico di soggetti con disturbo specifico dell’apprendimento. Il professionista potrà iniziare
un percorso di trattamento/potenziamento dell’abilità deficitaria (es. la lettura) e avviare un
percorso trasversale sul metodo di studio attraverso il momento dei compiti, allo scopo di creare le
condizioni perché il ragazzo diventi quanto più autonomo nello studio. La scuola dovrà essere
informata della valutazione e della diagnosi, che servirà per progettare il Piano Didattico
Individualizzato (legge 170/2010). Il P.D.P ha lo scopo di chiarire le modalità didattiche
personalizzate per consentire al ragazzo con D.S.A di raggiungere gli stessi obiettivi dei propri
compagni. Il contatto tra scuola-famiglia-servizio specialistico è necessario per un lavoro
quanto più chiaro, coerente e individualizzato.

Se diamo un nome alle difficoltà dei nostri figli li aiutiamo ad essere compresi nel modo più
corretto, ed evitiamo così di fare come quel pesce di cui parlava il vecchio Einstein: che passò tutta
la vita a credersi stupido perché giudicato per la sua abilità a salire sugli alberi.

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